lunedì 3 marzo 2014

La Polonia è il Paese più business-friendly dell'area Eurasiatica



Espansione del mercato e miglioramento delle infrastrutture. Queste sono le ricette, secondo Bloomberg, che stanno contribuendo a fare della Polonia il mercato più performante d’Europa. E’ la 26a potenza industriale del mondo.
Un Paese proveniente da un passato comunista, che oggi conta quasi 40 milioni di abitanti, e che ha retto egregiamente (meglio della Germania!) la crisi del debito esplosa nel 2008. Aiutata dai fondi europei EU-28 complessivamente per 80 miliardi di dollari, utilizzati per rinnovare le infrastrutture.
Roman Rewald, partner di Weil, Gotshal & Manges LLP e membro della Camera di Commercio Americana a Varsavia, ha dichiarato recentemente che fino a poco tempo fa gli investitori stranieri preferivano altri Paesi alla Polonia, ora il Paese di Chopin ha colmato questo gap.
Lo złoty è la quarta moneta più performante in Europa e la quinta al mondo e questo attutisce molto i salari bassi (un terzo di quelli tedeschi), che tuttavia sono adeguati al costo della vita. Le infrastrutture nel Paese sono ottime: la rete autostradale è triplicata dal 2007, grazie anche agli investimenti di Autostrade S.p.A. e sono le migliori dell’Europa orientale. Certo, la popolazione, quanto Repubblica Ceca, Ungheria e Romania messe insieme, gioca un ruolo fondamentale, e ha superato Paesi come Portogallo, Lussemburgo, Nuova Zelanda e Irlanda.
La burocrazia e un sistema legale complicato continuano ad essere i maggiori problemi del Paese, ma è in buona compagnia, visto che anche Italia e Germania devono combattere con una tassazione elevata e regole che spesso rasentano i limiti dell’assurdo.
Bloomberg identifica i migliori Paesi in cui fare business in base a sei indicatori che costituiscono il trade climate, tra cui vi sono il livello di integrazione economica, i costi del fare impresa, incluse materie prime e lavoro e la capacità di spostamento dei beni. Altri fattori intangibili sono il rispetto dei diritti di proprietà, la corruzione e il mercato interno.

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